Il triennio
Per ogni indirizzo il traguardo formativo è definito nei termini di uno specifico profilo professionale, che individua
a) da un lato, il settore di sbocco tipico per il diplomato di quell’indirizzo, le funzioni lavorative cui sarà in genere destinato, i corsi di studio universitari coerenti con l’indirizzo;
b) dall’altro, le conoscenze, le competenze operative e metodologiche, le capacità logiche e comunicative previste come esiti formativi al termine del corso di studi.
A questo proposito, per ogni indirizzo viene individuato un “corredo” di saperi e capacità che il diplomato deve padroneggiare, oltreché di atteggiamenti
e compotamenti coerenti con una concezione laica e responsabile del cittadino.
Il profilo professionale conferisce unitarietà al curricolo dell’indirizzo, attraverso la indicazione di macro-obiettivi generali, comuni alle diverse materie.
Esso inoltre, attraverso le periodiche possibili revisioni,
assicura i necessari adeguamenti della struttura curricolare alle mutevoli esigenze del contesto produttivo.
Nel complesso l’area di indirizzo occupa più di metà del monte ore del triennio, passando progressivamente da 19 a 24 ore (su 36) nel corso dei tre anni.
La progressiva modificazione del rapporto
tra area comune ed area di indirizzo ubbidisce ad un’esigenza di gradualità nel passaggio dalla formazione generale del biennio a quella professionale.
Il piano studi di ogni indirizzo è composto di discipline specifiche dell’indirizzo, a carattere professionalizzante, e da materie comuni ai diversi indirizzi (matematica ed inglese) ma caratterizzate da contenuti,
obiettivi e monte ore diverso per indirizzo.
La struttura del piano studi, la scelta e l’impostazione delle diverse discipline sono state determinate in funzione dei profili professionali degli indirizzi: a questi dunque rimandiamo.
La divisione del triennio tra indirizzo e area comune ha la funzione di conferire a quest’ultima una specifica visibilità nel curricolo, soprattutto rispetto a quegli indirizzi (come il Chimico e il Biologico) che nell’ordinamento tradizionale risultano meno adeguatamente “corredati” da saperi generalmente ascritti alla formazione culturale generale.
Ha poi favorito, nel corso degli anni, la discussione e la riflessione sulle funzioni ed i contenuti della “cultura generale”
L’area comune non è provvista, ovviamente, di un proprio autonomo “profilo professionale”. L’idea di fondo è stata infatti quella di fare di quest’area un momento di collegamento e confronto tra il sapere professionale acquisito nell’indirizzo ed altri campi del sapere.
Un diplomato proveniente da un indirizzo, poniamo, a carattere scientifico-tecnologico, non deve, in altre parole, restare privo di conoscenze e competenze relative al campo linguistico/comunicativo e storico/sociale.
Tale apertura deve riguardare anche il piano della consapevolezza metodologica e del confronto storico-evolutivo tra modelli culturali; a ciò è finalizzato sia l’insegnamento di materie scientifiche centrali nel nostro panorama culturale (Fisica e Biologia) che quello di Filosofia.
L’idea della necessità di una solida formazione culturale non direttamente collegata alle aree professionali passa attraverso un peso dell’Area Comune forte ed identico per i diversi indirizzi di studio.
Da questa opzione culturale e pedagogica deriva, infine, la scelta organizzativa delle classi pluri-indirizzo nel triennio. Si tratta di classi - cosiddette “di base” - costituite da studenti provenienti da indirizzi diversi, al fine di garantire una reale omogeneità nella preparazione di base e di evitare che l'Area Comune finisca per "specializzarsi" a seconda dell'Indirizzo.
Lo studente è inserito pertanto (per una quota del suo orario) in una classe di Base, costituita da alunni provenienti da più indirizzi, e (per le rimanenti ore) in un gruppo di indirizzo formato da allievi provenienti da classi di Base diverse.